Intervista a Steve Conte, una storia tra Italia e New York

L'album "Bronx Cheer", la collaborazione con Michael Monroe, l'Italia e molto altro

steve-conte-italia-new-yorkL’ospite di oggi è un italiano di New York City: Steve Conte. Il talentuoso chitarrista ha presentato il suo album “Bronx Cheer” e parlato delle sue esperienze con i New York Dolls e la band di Michael Monroe.

Un viaggio in un universo musicale variegato e a tratti davvero sorprendente, ma con sempre l’Italia nel cuore. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Steve, come stai? Cosa sta succedendo sul pianeta di Steve Conte?
Tutto bene ragazzo! Sono in Finlandia e sto andando a fare uno spettacolo con Michael Monroe e i ragazzi. Mia moglie e i miei figli sono qui per una vacanza in famiglia, quindi mi sto divertendo molto.

“Bronx Cheer” è un album molto interessante. C’è una canzone a cui sei particolarmente legato?
Grazie! Hanno tutte la loro storia e un posto speciale nel mio cuore. “Flying” è davvero emozionante e parla su come devo andare avanti qualunque cosa accada e di quanto sono grato di avere il supporto dei miei cari.
“Liar Like You” è speciale perché ci sono molte persone false ed egoiste che ho imparato a conoscere nel music biz.
“Recovery Doll” perché sosteniamo i tossicodipendenti che conosciamo anche se significa con “duro amore” (l’ho scritta per i New York Dolls ma non l’hanno usato). “Overnight Smash” perché ci sono molte persone gelose del successo altrui. “My Degeneration” perché è la storia della mia giovinezza! “Guilty” perché si tratta di una relazione malsana in cui sono stato troppo a lungo e “Gimme Gimme Rockaway” solo perché è divertente.

Hai lavorato con Michael Monroe per il nuovo album “I Live Too Fast to Die Young!”. Ci racconti il lavoro per questo album?
Questo disco è stato particolare perché è stato scritto e registrato durante la pandemia. Abbiamo dovuto provare le nostre canzoni a casa e inviarle via e-mail a tutti i membri della band. C’è stata un po’ di confusione e una collaborazione non sempre facile.
La prima cosa che è stata detta dai finlandesi prima di farlo è stata: “Non possiamo fare un altro disco pop/punk come gli ultimi”. Ho preso molto a cuore la cosa e ho inviato molte canzoni acustiche e cose di generi diversi. In realtà si è passato subito oltre a favore di un altro lavoro pop/punk. Va bene però, ci sono cose davvero molto buone e, personalmente, penso di essermi giocato molto in questo album.
C’erano alcuni assoli un po’ troppo avventurosi per questa band e quindi sono stati sostituiti. Ancora una volta, va tutto bene: un’esperienza di apprendimento costante su cosa funziona e cosa non funziona per questa band. E cambia sempre a seconda del lato del letto su cui le persone si svegliano.

Come descriveresti la tua chimica con Michael? La tua magia si fa subito sentire nelle canzoni
Penso che apprezzi molto le mie note e la mia voce. Aiuta davvero ad alzare il livello della band che è già grandiosa con la batteria di Rockfist, il basso di Yaffa e la solida chitarra ritmica di Jones.
Penso che sarebbe una band molto diversa se ci fosse un altro al mio posto. Credo che il tutto si trasformerebbe in una normale rock band. Credo di aggiungere un po’ di “salsa speciale” e a MM piace.steve-conte-italia-new-york

Hai lavorato con il nostro amico Rob Paparozzi. Ci racconti quel periodo?
Quello è stato un periodo straordinario della mia vita musicale. Mi ha fatto conoscere a New York come musicista che poteva essere assunto per sessioni di registrazione di album, colonne sonore di film, pubblicità, ecc.
La nostra band blues “The Hudson River Rats” ha suonato settimanalmente in un club del West Village per 2 anni ed è diventata un qualcosa di davvero importante. Persone come Cyndi Lauper, Carole King, Phoebe Snow, Willy DeVille, Buster Poindexter, Julian Lennon e altri si sono presentate per cantare con noi.
Poi ci fu il maestro dell’arpa Charlie Musselwhite, leggende come Will Lee e Paul Shaffer della band Letterman, i ragazzi dei Blues Brothers, membri dei Little Feat, Stevie Ray Vaughn e persino le band Bowie e Def Leppard sono venuti a suonare con noi.
La scaletta musicale, poi, era pazzesca… Tutto blues di Taj Mahal, Butterfield Blues Band, Billy Boy Arnold, Robert Johnson, Otis Rush, Albert Collins, BB/Albert/Freddie King, ecc.

Quanto ha influenzato la tua carriera l’esperienza con i New York Dolls?
Beh, dato che vengo da New York (nato nel nord dello stato e ho vissuto a New York City per 35 anni) è perfetto che mi sia unito alla band. Soprattutto l’essere un chitarrista italiano dai capelli grandi e dal naso grosso come Johnny “Thunders” Genzale, di cui presi il posto.
È un po’ strano, però, perché non sono cresciuto come un fan dei Dolls o un ragazzo punk/garage rock, ma ora sono conosciuto per questo genere. Questo mi ha portato a una band simile con Michael Monroe degli Hanoi Rocks. Non avevo mai ascoltato gli Hanoi, ma ora che conosco la musica di tutte queste band posso dire che mi piace. Adoro però anche molti altri tipi di musica.
Molti fan che hanno seguito l’associazione Dolls/Monroe probabilmente li perderò, se non è già successo, perché i miei dischi da solista sono pieni di musica soul, R&B , influenze jazz e folk/country americane. Tuttavia, ho cercato di mantenere lo spirito di ciò che ho imparato da queste band nella mia musica: la produzione e le esibizioni con alcune pazze sorprese.

Sappiamo che sei italiano. Ci racconti le tue origini?
Mio padre è arrivato in America dalla Basilicata (Potenza) e mia madre è arrivata dalla Calabria (Catanzaro).

C’è un po’ d’Italia nella tua musica?
Lo spero proprio. Per me, cantanti e musicisti italiani si esibiscono con passione, cuore e anima. A sangue caldo. Testa calda! E come ha detto Steven Van Zandt a proposito dei The Rascals, i cui cantanti erano Eddie Brigati e Felix Cavelieri: “To sound that black, you had to be Italian”.

Hai ricordi speciali dell’Italia?
Ho amato girare l’Italia per la prima volta nel 1999 con Willie Nile. Mi sono sentito davvero come a casa, come se fossi con la “mia gente”. Gli uomini mi assomigliavano, le signore assomigliavano a mia sorella, a mia madre e ai miei cugini. Tutti erano cordiali e accoglienti. E il Cibo! Mi viene l’acquolina in bocca ora pensando al tartufo, alla salsa marinara, al formaggio e al vino. Anche l’architettura è sbalorditiva. Quando sono tornato nel 2003 in tour con Willy DeVille mi sono innamorato ancora di più del posto e ho prenotato un tour da solista in Liguria e collaborato a una registrazione con una band italiana di Carrara: Les Anarchistes. Da allora sono tornato molte volte con i Dolls & Monroe e ho ancora la stessa sensazione.

Ultima domanda: un messaggio per i tuoi fan italiani
Ciao ragazzi e ragazze! Solo perché sono nato a New York, non pensate che non sia italiano! Ho sangue italiano al 100% e faccio musica e testi con il tipo di cuore, anima e passione che conoscete e amate.
Per favore, visitate i miei siti e ascoltate la mia musica e se sentite qualcosa che vi piace, procuratevi una copia e poi scrivetemi e ditemi cosa ne pensate. Sto insegnando a me stesso a parlare italiano e mi divertirò a conversare con tutti i miei concittadini italiani: inviatemi un’e-mail o mandatemi dei messaggi sulle mie pagine social. E per favore, se suono in Italia, venitemi a trovare. Non c’è niente che amo di più che incontrare e parlare con altri italiani! (Alessandro Gazzera)

Foto: Bobby Niemanen

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