Intervista a John Hackett, il geniale musicista racconta la sua storia a CronacaTorino

John_Hackett_at_SheffieldAccanto al genio assoluto di Steve Hackett c’è la musica e la mano del fratello minore John. Flautista famoso, ma anche rocker e musicista classico. Inglese, ma ormai cittadino del mondo, ha raccontato a CronacaTorino la sua vita tra i progetti solisti, i lavori col fratello e i Genesis.

Ciao John e grazie per questa intervista, è davvero un piacere per me. Abbiamo sentito di un nuovo album di JH, cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo lavoro?

– Grazie, è un piacere anche per me. Il nuovo album è molto il seguito di “Checking out of London”, il mio primo da solista realizzato nel 2005. Il team è quasi lo stesso dell’altra volta quindi sto lavorando a stretto contatto con Nick Magnus e con i testi di Nick Clabburn. È un album fatto con miei materiali e con uno stile progressista ma che riflette una vasta gamma di influenze. Così, insieme a giri di rock e assoli di chitarra che salgono di intensità, ci sono passaggi più dolci con la chitarra a 12 corde.

Com’è nata la passione per la musica?

– Il punto di inizio per il mio processo creativo di quest’album è il contenuto dei testi. Un mio vecchio amico dai tempi di scuola, Nick Clabburn, mi manda dei testi finiti e io mi siedo poi al piano, prendo la chitarra e inizio a scrivere. Nick ha la tendenza a scrivere testi più duri dei miei. Questo è per me un gran modo di lavorare, visto che il lavoro è già fatto per metà in tal modo.. E i testi di Nick mi ispirano e spingono in direzioni dove non andrei necessariamente da solo. Quindi, pur non essendo un album di concetto, ci sono canzoni su storie finite e sentimenti di alienazione ma non è tutto deprimente. Davvero!

– In ” Look Up”, che parla di una storia finita, il coro dice di guardare in alto e sentire la luce. Una delle cose che ho ho amato di questo e di quell’album (Checking out London”) è stato occuparmi della parte cantata. Ho solo iniziato a cantare dopo i 50 e vorrei averlo fatto prima. Sono conosciuto prevalentemente per il fatto di suonare il flauto, cosa che richiede molta tecnica e pratica quotidiana, quindi utilizzare la voce è un cambio forte rispetto alle tecniche di esercizio precedenti ma l’approccio alla respirazione alla frase è lo stesso. A questo giro ho molta più fiducia a usare la mia voce (e il postino non ha protestato per aver sentito un gatto che veniva strangolato, come la prima volta). E naturalmente questo impatta anche sul modo di scrivere.

– Alcuni mi ricordano dai primi giorni quano mio fratello aveva appena lasciato i Genesis e io facevo molto come tour e registrazioni alla fine degli anni ’70 e negli anni ’80. Ms veramente la mia carriera da allora è stata come suonatore di flauto, compositore e insegnante, dunque trovo ancora eccitante e liberatorio scrivere per una rock band.

Vedremo tuo fratello nel prossimo album?

– Sicuramente, ha già registrato alcuni fantastici assoli sull’album e ce ne saranno ancora. Gli ho chiesto di improvvisare su una traccia chiamata “White Lines” che parla di un ragazzo di ritorno a casa dove trova una situazione difficile. Steve ha iniziato a suonarlo e sembrava così perfetto che abbiamo esteso l’assolo per raddoppiare la lunghezza originale.

Com’è lavorare con lui?

– Se intendi in generale, direi che si tratta di una relazione che è comprensibilmente cambiata e si è evoluta nel tempo. Essendo cresciuti in un appartamento di Londra suonavamo molto insieme. Quando Peter Gabriel e Tony Banks sono venuti a fare un provino a Steve nella loro ricerca di un chitarrista per i Genesis abbiamo suonato per loro la chitarra è un pezzo al flauto.

– Questo era “The Hermit”, che finiva con “Voyage of the Accolyte”, un album che, insieme col suo seguito “Please don’t touch”, dove io e lui abbiamo lavorato insieme, con me che offrivo idee e scrivevo parti per altri musicisti. Ma naturalmente erano soprattutto suoi progetti, mentre ora se suona una delle mie canzoni la dinamica è completamente differente.

– Steve è un fantastico musicista di standard altissimi, incredibilmente creativo e con cui è un piacere lavorare. Spesso avrei registrato da solo un pezzo con la chitarra che posso usare come punto di inizio e trasformarlo in qualcosa di speciale. Così, mi piace essere boss per un giorno? Ci puoi scommettere!

Progetti per il futuro?

– Sono felice tu me l’abbia chiesto, finora ho solo parlato del seguito di “Checking out London” ma veramente lavorerò su almeno 3 album quest’anno.

– Ho composto un album l’anno scorso dal titolo “Playing the History” con alcuni miei amici italiani – Marco Lo Muscio (organo), Carlo Matteucci (basso) e Giorgio Gabriel (chitarra). Abbiamo preso alcuni classici del rock progressivi come “I talk to the wind” (King Crimson) e “After the Ordeal” (Genesis) e poi li ho reinterpretati. Poi si sono uniti per alcuni brani a noi mio fratello Steve e Dave Jackson di Van Der Graaf Generator. Il prossimo album avrà un simile approccio strumentale ma questa volta coi tamburi.

– Poi c’è un progetto congiunto, un album rock col mio amico Duncan Parsons, una collezione di canzoni, questa volta con testi miei e pezzi di Duncan che suona tamburi, chitarra e tastiere. Io farò quasi tutte le parti vocali. L’album è già stato scritto e francamente, visto il,materiale a disposizione, il problema sarà cosa non includere!

– C’è anche un CD di flauto e chitarra classica con Nick Fletchet che stavo modificando appena prima di Natale, che non ha mellotron o pedali di basso

Ti vedremo in Italia quest’anno?

– Verrò in Italia a registrare “Playing the History II” in Febbraio, ma sarò in studio, quindi Ada improbabile che veda molta luce del sole. Abbiamo fatto alcuni concerti in Italia nel 2014, incluso Stazione Birra a Roma e Manziana, quindi si spera che nel 2015 ci siano alcune opportunità sia con la band che col duo con l’organista Marco Lo Muscio. Mi piace sempre venire in Italia per il calore e l’entusiasmo del pubblico per ogni tipo di musica.

Qual’è, secondo te, il miglior album su cui tu abbia lavorato?

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– Direi che sono due, sono orgogliosissimo di “Voyage of the Acolyte”, poiché era un inusuale misto di influenze rock e classiche, registrato 40 anni fa e che mi affascina ancora. Ed è anche l’album che alcuni mi indicano spesso quando li incontro in Italia per la prima volta.

– Il secondo è il mio album da solista “Checking out of London”, per cui ho speso un anno di tempo lavorando con un gruppo di musicisti dal fantastico talenti come Nick Magnus, Nick Clabburn, Steve Hackett e Tony Patterson. Molte persone l’hanno gentilmente scelto come loro album preferito dell’anno.

C’è in particolare un artista con cui vorresti lavorare?
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– Se Joni Mitchell chiamasse dicendo di voler fare un altro album come “Hejira” e che ha bisogno di un po’ di flauto non direi di no..

Un sogno segreto di John Hackett

– Segreto? Difficile mantenerlo e se te lo dico non sarebbe più tale e non ci sarebbe più gusto…. Giocare per il Chelsea? OK, ce ne sono pochi, mi piacerebbe vedere il flauto avere più popolarità.

– Sono cresciuto ascoltando alcuni fantastici musicisti, rock e classici, come Ian McDonald, Jean Pierre Rampal e Severin Gazzelloni. Queste cose seguono cicli di moda, ma al momento nel Regno Unito li si vede raramente sui media. Se parli di ambizioni personali mi piacerebbe avere un album rock e uno classico in classifica allo stesso tempo.

Abbiamo recentemente avuto un intervista con Nick Magnus, come lo descriveresti?

– Prima parlavo di “Checking out London”, in cui Nick ha avuto non ruolo cruciale non solo col suono della tastiera ma anche per le sue abilità di arrangiatore e produttore. Alcune volte gli fornivo dei demo che erano complete come testi, corde e melodie ma era Nick ad afferrare dove la musica stava andando e a trasformarla in realtà per me.

– E ha avuto un ruolo simile anche nell’ultimo album ora quasi finito. Naturalmente Nick è un artista incredibilmente talentuoso di suo quindi porta i suoi tanti anni di esperienza (scusa Nick, sono tanti) in qualsiasi cosa lavori. Fa inoltre un the eccellente, cosa essenziale quando si lavora insieme come facciamo noi.

Un messaggio per i nostri lettori

– Mi piacerebbe esprimere un forte ringraziamento per tutti i messaggi di supporto ricevuti durante l’anno (con mia moglie Katrin gestiamo una nostra piccola società di registrazione Hacktrax.co.uk). Sono sicuro di parlare anche per molti musicisti se dico che è un privilegio concentrare la carriera sulla musica, anche se non è sempre semplice essere creativi ma aiuta molto sentirti dire da persone gentili che apprezzano quello che fai. Quindi grazie e mi auguro che il 2015 sia uno splendido anno per tutta la musica!

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Alessandro Gazzera

Foto: wikipedia.org