Intervista a Henry Padovani, la storia del Secret Police Man raccontata a CronacaTorino

HenryIl geniale chitarrista francese Henry Padovani è un personaggio che vale la pena conoscere e ascoltare. Corso, ma legato con un filo indissolubile all’Italia, è stato il fondatore dei Police con Sting e Stewart Copeland. In un pomeriggio di gennaio ha voluto raccontare una storia fatta di musica e di passione per la vita.

 

Buongiorno signor Padovani e grazie per questa intervista. Cominciamo dal principio: come nasce la sua passione per la musica?

Mio padre era un appassionato di musica. Era una sorta di tenore deluso. Ha cantato per tutta la vita e suonato senza fermarsi canzoni di personaggi come Enrico Caruso, Georges Thill, Mario Lanza, e dell’opera. Amava anche molto la Negro Spirituals.

Poi, ricordo che vivevo in Corsica con mia nonna e uno dei miei cugini morì. Ero così frastornato dalla situazione che mio zio mi ha diede la sua chitarra. Avevo 11 anni e la lasciai in un angolo della mia stanza. Tempo dopo, un giorno, ho visto i Beatles in tv. Ho capito subito che era quello che stavo cercando. Io non avevo passioni in quel momento, ma sapevo che quello strumento lo sarebbe diventato. E improvvisamente quella chitarra, quella che mio zio mi aveva dato, sembrava diversa. Era la mia chiave della vita.

 

Lei è stato il primo chitarrista dei Police. Come descriverebbe quel periodo?

Beh, sono arrivato a Londra nel dicembre 1976. Ero lì per una vacanza di 2 settimane. Ero una specie di hippie con barba e capelli lunghi. Pensavo di aver una strada tracciata nella vita, ma avevo solo idee .. Nulla di più.

Come la maggior parte degli hippy… Quando sono arrivato in Inghilterra e sono andato in un club, ho visto tanti miei coetanei, ma con una tale forza e determinazione…. Mi sono sentito vecchio. E mi resi conto, ancora una volta, che dovevo fare qualcosa per la mia vita. Avere idee va bene, ma realizzarle è un’altra cosa.

Il giorno dopo ho tagliato i capelli, rasato la barba e anche io ero giovane!! Così ho messo la mia energia al servizio della comunità. In quei giorni, i giovani stavano prendendo forza, non avevano futuro, ma ne stavano creando uno per se stessi. Mi sentivo in quel modo. Non mi piaceva il futuro che mi aspettava in Francia.

Stewart Copeland e io volevamo mettere insieme una band…. E così abbiamo fatto… Semplice! Volevo essere un musicista. Io lo ero… Era così semplice. Le band nascevano ovunque, tutti i giorni, a volte solo per un concerto e alcune per più tempo. Abbiamo dovuto prendere il sopravvento. Le istituzioni non hanno potuto tenere il passo con noi. Eravamo pieni di energia e siamo stati bravi ragazzi. Qualunque cosa si possa aver detto, il ’77 è stato una benedizione per l’Inghilterra e per la creatività. La gente ancora ne parla.

 

Lavorare con Copeland e Sting sarà stata una esperienza splendida, ma come li descriverebbe al di fuori della musica?

Posso dire di conoscere più Sting che Stewart. O, per dirla in modo diverso, vedo più spesso Sting perché lui è sempre in tour in Europa. Steve è difficile che venga da queste parti e quindi, nonostante fosse il mio migliore amico quando arrivai nel ’77 in Inghilterra, non abbiamo fatto cose insieme per un bel po’. L’ultima volta che l’ho visto è stato allo Stade de France quando suonai con i Police.

Dopo che lasciai i Police ho continuato a vedere più Sting di Stewart. Lui si era fatto male e io mi stavo trovando benissimo con i Wyane County & the Electric Chairs. Così, di tanto in tanto, lo andavo a trovare e gli ‘riempivo il frigo’. E questo ci unì tantissimo.

A parte questo, lui è sempre in giro. Passeremo del tempo insieme quando verrà in tour con Paul Simon. Lo farà l’estate prossima, andando per i vari Festival. Abbiamo già parlato, ci scambiamo un sacco di e-mail!

Posso però dire di conoscere di più Gordon Sumner di Sting…. Di Sting, la megastar, so poco. Gordon, è super, generoso e umile. Ama la musica. Adesso e in futuro, se io sono in giro, se si esibisce e se c’è una chitarra, corro e suoniamo insieme. Semplice, no? Detto tutto questo, è difficile per me spiegare Sting alla gente… certo è un musicista che suona molto bene.

Nonostante ciò, per me Gordon è meglio, molto meglio. E mi interessa molto. Ogni volta che ci incontriamo, se io sono in compagnia di qualcuno, tutti rimangono sorpresi di quanto sia ‘normale’, e non un ‘divo’.

 

Com’è stato suonare con i Police nel 2007?

Fu Sting a chiedermi di suonare con loro. Quando registrai una canzone nel 2006 avevo bisogno di un batterista e chiesi a Stewart. Lui mi chiese se avevo chiesto a Sting di aggiungersi, cosa che non avevo fatto… Ha insistito.

Mi sono reso conto che non avevano parlato tra loro per circa 5 anni.. Così glielo chiesi. Lui accettò e tra una cosa e l’altra finimmo la registrazione di Welcome Home (ah e giusto per precisare: non è stata una reunion).

Poi, da evento ad evento, quando Sting mi ha chiesto di venire vederlo suonare a Parigi, mi ha detto che lui e Stewart si erano rivisti. Mi ha fatto piacere. E più tardi mi ha detto che avrebbe riformato i Police. Ho mantenuto il segreto, naturalmente. Dopo, quando hanno annunciato il tutto, Sting ha insistito perché mi unissi a loro durante le prove. Voleva che andassi lì insieme con lui. Così sono andato.

E così, quando tutti loro mi hanno chiesto di unirmi alla band allo Stade de France, sembrava una cosa naturale. Non abbiamo provato la canzone. Abbiamo suonato solo una volta al sound check. Ma abbiamo provato 3 volte l’arrivo sul palco e la fine… Suonare è stato facile. La folla era incredibile. È molto più facile suonare di fronte a 80.000 persone di quanto non sia in un club. Molto più facile. La seconda notte è stata ancora più facile. Nessun problema. Abbiamo fatto un sacco di festa dopo gli show (ride) .. Tutti insieme!

 

La carriera dopo i Police è stata ottima, ma vedremo un tuo album in questo 2015?

Ho registrato un album. Ho suonato molto ultimamente, solo, con una chitarra. Sono andato in Giappone, Australia, Germania, Nuova Zelanda, Russia, Singapore, Brasile, Spagna, Inghilterra e Italia. Mi piace suonare da solo… E’ un modo di fare molto semplice. Non è facile per me, è molto faticoso e prende un sacco di energie, ma mi piace quel tipo di pressione. Penso, in questo modo, di essere riuscito ad ottenere il meglio, anche rispetto alle canzoni e alla scrittura dei testi.

Così, il nuovo album, quest’anno, rifletterà quel tipo di atmosfera. Alcune parti sono scritte solo per me stesso. Ho registrato in studio, come sul palco, direttamente cantando e suonando, al fine di mantenere l’atmosfera di quelle prestazioni. Lo abbiamo fatto in analogico, a Londra. L’album uscirà comunque più in là,  contemporaneamente al mio film, ‘Rock’n’roll … Of corse !’ che era incluso nella selezione ufficiale al Festival di Cannes.

 

 Progetti per il futuro?

I progetti per il futuro sono l’album e il film. Dopo, non sono così sicuro. Una cosa alla volta. Sto scrivendo molto, quindi sono certo che registrerò tutte le mie canzoni alla fine. Ho anche prodotto alcuni album nel corso degli ultimi 2 anni, la band inglese Peyote, la Bath, una band francese ‘Marilu et les garçons’, una girl band ‘les BIONDE’.. E registrerò anche la mia amica di lunga data ‘Vanessa Jay Mulder’, che vive a Roma.

Amo mettere una band in studio e ottenere il meglio da loro. E’ lavoro. Un sacco di lavoro. Ma mi piace la sfida. Sto anche lavorando su un programma radiofonico, una sorta di road movie radio, previsto per la prossima estate. Inoltre, ho un progetto di vita, che è finalmente in movimento, di nuovo in Corsica. Ho la casa lì. I miei figli sono cresciuti. E’ il tempo per me di fare questo e di percorrere le orme dei miei genitori, che purtroppo non sono più con me…

 

Lei ha lavorato con tantissimi musicisti con risultati notevoli e con una passione incredibile. Qual è il segreto del suo successo?

Credo sia l’amore della gente…. Soprattutto per la musica. Quando ero vicepresidente della IRS non abbiamo mai cercato di avere dischi di ‘successo’. Facevamo firmare quegli artisti che ci piacevano veramente. Se non piacevano, anche se erano bravi, non li chiamavamo.

Quando firmammo con i REM nel 1984 nessuno li voleva…. Erano stati in giro per due anni negli USA con la loro cassetta e noi eravamo la loro ultima scelta. Non sapevamo cosa sarebbe accaduto, nonostante ciò ci piacevano. E così abbiamo dato loro una possibilità, come con i The Cramps, Wall of Voodoo, The Fleshtnes, The Lords of the New Church, The Go Gos, The Bangles e altri… Sono le persone che vengono prima di tutto e poi la musica. Ma questo non vale ovviamente per le hits!

E’ lo stesso percorso che c’è nella vita… Vuoi fare quello che sai fare meglio e lavorarci sopra.  Quando ho lavorato con Zucchero, è stato lo stesso. Mi piaceva e ho capito la sua sfida: irrompere in un mercato dominato da angloamericani, quando non era né un inglese, né un americano.

Ho confrontato la sua lotta con la mia, quando ho lavorato in Inghilterra e con l’etichetta. Dovevo trovare il mio spazio ed essere me stesso, lavorando ma rimanendo tale. Entrambi siamo riusciti in questa lotta e Zucchero è diventato un grande successo, proprio rimanendo se stesso e facendo buona musica.

Quando io e Zucchero ci siamo lasciati, nel 2000, lui poi ha lavorato con altre persone. Però hanno cercato di programmare il successo a tavolino,  mantenendo la musica in secondo piano. Ha cercato di far finta di essere un bluesman, quando non sa nemmeno che cosa un 12bar… e ha fallito. Oggi, nessuno sa quando esce un suo album .. Argh! … Ha avuto un gran periodo tra il 1995 e il 2000… Quando io ero il suo manager….

Se avesse continuato ad ‘essere’ Zucchero, avrebbe continuato con successo … Dopo di me, credo che la gente abbia voluto lavorare con lui perché ha venduto un sacco di dischi in passato. Io, invece, ho lavorato con lui da subito, prima che avesse successo, tanto più un successo alle sue spalle. Questo, solo perché artisticamente mi piaceva. E sono sicuro che sia solo questa la chiave del suo successo.

 

C’è un musicista con cui le piacerebbe collaborare?

Non sono più coinvolto in affari legati alla musica. Voglio che la musica rimanga una passione. Potevo dirti Lightnin Hopkins, ma lui è morto. Stessa cosa con T Bone Walker…. purtroppo deceduto..

In questo momento ascolto un sacco di blues e jazz… Se faccio l’album con Vanessa Jay Mulder, come vogliamo, sarà blues e jazz. Mi piacerebbe rifare, ancora una volta, un grande concerto a Parigi, con artisti algerini come ‘1,2,3 soleils ..’, in modo da riunire tutti intorno alla musica. La musica può ancora avere un ruolo politico, ma bisogna fare una cosa alla volta.

Nella mia vita ho avuto la possibilità di suonare con Pete Townsend, Topper Headon, The Police, Buddy Guy, ho incontrato Jeff Beck, BB King, Bono, Steve Howe, Leslie West, Robbie Krieger, Stevie Wonder, Bruce Springsteen…  Tutti quei ragazzi, e molti altri, ho suonato con Steve Hunter, Johnny Thunders e The Pretty Things.

Ho incontrato un sacco di musicisti, ho costruito un sacco di amicizie: Rachid Taha, Steve Hillage, il pranzo avuto con Pavarotti, Bono, Tom Jones, così è stato con molti e sono cose che non ci si può immaginare all’inizio.. Capitano e ne capiteranno. E’ facile lavorare con le persone, molto più facile di quanto si pensi, di quando li incontri come musicisti.

 

Il sogno di Henry Padovani

Essere in grado di suonare una chitarra il più a lungo possibile. Le chitarre e le registrazioni sono i miei migliori amici. Amo quando le dita accarezzano una chitarra. Finché in sarò in grado di suonare, io sarò in vita.

 

Cosa ne pensa dell’Italia?

Io amo l’Italia. Mi sono sempre sentito più vicino all’Italia che alla Francia. Io vengo dalla Corsica e parlo l’italiano. Mio padre era un insegnante di italiano e per tutta la sua vita ci ha letto opere di scrittori italiani, cantava canzoni italiane e amava Napoli.

Lavorare con Zucchero è stato grande per questo. Abbiamo viaggiato in tutto il mondo, ho avuto anche un appartamento a Fiesole e sono stato un sacco di volte a Roma. Ho un semplice amore per l’Italia. Ho incontrato Pavarotti in un paio di occasioni e una volta, a pranzo, abbiamo iniziato a parlare di opera. Mi ricordai tutte le canzoni di mio padre lui me le ricantò…. Luciano le ha cantate per me, in quel modo come gliele avevo raccontate. Era seduto alla mia sinistra .. uno dei momenti migliori nella mia vita e che non potrò mai dimenticare. Quello era l’Italia per me …

 

Un messaggio per i nostri lettori

Beh, io sono stato fortunato ad essere coinvolto nella musica per tutta la vita. Tutto accadeva e io cercavo di sopravvivere, ma accadeva anche perché amavo la gente e la musica era la mia più autentica passione. Per favore, se amate la musica, rispettatela. Non fatela per la ragione sbagliata. Ricordatevi che l’importante è solo una cosa: non vale ‘come’ si fa qualcosa.  Ma ‘perché’ lo si fa.

 


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Alessandro Gazzera

Foto: henrypadovani.com